“Qualunque condotta di autolesione permette alla persona di concentrarsi sul dolore fisico per non sentire il dolore emotivo, ma anche di comunicare attraverso il corpo quello che le parole non riescono a descrivere.

Cutting, Burning, Branding,  ovvero autolesionismo. È un fenomeno molto diffuso tra gli adolescenti  a causa del grande e preoccupante sviluppo che hanno i video su Youtube o le foto sui gruppi Facebook di ragazzi e ragazzini che mettono in atto pratiche di autolesionismo. Tagliarsi la pelle con lamette o qualsiasi altro oggetto affilato, ad esempio chiodi, forbici, coltelli, fermagli, pezzi di vetro, bruciarsi con le sigarette o marchiarsi a fuoco con laser o un ferro rovente, chiaramente tutto questo non ha nulla a che fare con il suicidio. Qualunque condotta di autolesione permette alla persona di concentrarsi sul dolore fisico per non sentire il dolore emotivo, ma anche di comunicare attraverso il corpo quello che le parole non riescono a descrivere.

Queste condotte autolesive hanno la massima diffusione tra gli adolescenti, possono comparire già tra i 12 ed i 13 anni e sono decisamente più frequenti tra le ragazze che non tra i ragazzi (con un rapporto di 9 a 1). Non esistono statistiche certe sulla diffusione di queste pratiche, ma il SIBRIC (Self Harm & Self Injury, il portale dedicato allo studio e all’informazione sull’autolesionismo) riporta dati che parlano di comportamenti autolesionistici nel 42% degli adolescenti tra i 13 ed i 22 anni.

Le condotte autolesive possono verificarsi per:

– Un senso di profondo vuoto interiore, soprattutto negli stati dissociativi dovuti a gravi traumi e abusi, ferirsi diventa un’esperienza che li riconnette con la vita: la vista del sangue e la sensazione dolorifica del corpo li riporta alla realtà dopo che la loro mente, ferita e traumatizzata, si è dissociata dall’esperienza del qui ed ora.

– Il sentirsi soli, abbandonati a se stessi senza un luogo affettivo dove andare a cercare conforto nei momenti di tristezza, rabbia o solitudine, ferirsi diventa la miglior strategia che hanno trovato per scaricare la tensione intollerabile provocata da queste emozioni, ma anche per illudersi di poterle controllare anziché esserne travolti. Subito dopo la ferita, la sensazione che arriva è di sollievo, di pace, di liberazione.  Dopo poco però, arrivano il rimorso e la vergogna.

Il sollievo momentaneo dal dolore emotivo o dal senso di vuoto e di annichilimento che il ferirsi provoca fa sì che la persona tenda a ferirsi nuovamente in futuro, in un meccanismo simile a quello della dipendenza da sostanze stupefacenti.Smettere di ferirsi allora richiede non solo un atto di volontà ma anche un aiuto professionale ben strutturato, che permetta ai ragazzi in sofferenza di tradurre in parole l’indicibile dolore che li attraversa e imparare a tollerare la rabbia, la frustrazione, la solitudine senza agire contro se stessi.

 

È possibile individuare dei segnali che potrebbero insospettire:

– Maniche lunghe anche fuori stagione, vestiti eccessivamente coprenti anche d’estate;

 

– Frequenti macchie di sangue sui vestiti;

 

– Isolamento (come ad esempio passare lunghi periodi chiusi in bagno);

 

– Possesso di oggetti appuntiti come lamette, pezzetti di vetro o di ceramica, coltellini;

 

Irritabilità e scarso controllo di forti emozioni.

 

Per aiutare un adolescente che si ferisce, è fondamentale non colpevolizzarlo né mortificarlo ma fargli sentire tutto il sostegno e la comprensione e invitarlo a intraprendere un percorso psicologico presso un professionista competente.”

Fonte http://www.stateofmind.it/2015/04/autolesionismo-adolescenti/